Partendo in quarta fila col settimo tempo su un tracciato tecnico come Brands Hatch dove è difficile superare non mi facevo troppe illusioni su Gara 1: il mio obiettivo era raccogliere qualche punticino ed essere sicuro di tenermi il settimo od ottavo posto per partire in prima fila Gara 2 e a quel punto dare il massimo. Alla partenza per un attimo sembrava quasi che non dovessi finire il primo giro, perché c’è stata un po’ di confusione e nella discesa dopo Paddock Hill la BMW di Augusto Farfus, che partiva in pole position, è stata spinta verso la mia Chevrolet ed ha fatto perno sul mio paraurti girandosi e finendo lì la corsa. Appena mi sono reso conto che la mia Lacetti non aveva danni (addirittura tra le due corse con un po’ di polish è sparita ogni traccia del contatto) ho capito che la Seat Léon di Tom Coronel alle mie spalle aveva difficoltà a tenere il mio ritmo, mentre davanti a me la BMW di Alex Zanardi è andata via a cercare di tenere il contatto con la Seat Léon TDI di Yvan Muller e la BMW di Andy Priaulx, per cui non aveva senso per me cercare guai: meglio tenermi stretto il settimo posto e la prima fila per Gara 2 ed andare tranquillo. E’ quello che ho fatto, e per 12 giri non ci sono stati problemI: poi all’improvviso ho sentito una vibrazione e nemmeno 30 metri dopo la gomma anteriore sinistra era a terra. Fine della favola, senza nemmeno un preavviso, un odore di gomma che in questi casi è frequente. Al mio compagno di team Rob Huff, che è stato in testa da primo giro di Gara 1 è accaduta la stessa cosa: gomma anteriore sinistra a terra e vittoria andata al vento, anzi alla BMW 320SI di Joerg Mueller. In Gara 2 sono partito 23. e ho concluso 12. con qualche sorpasso, ma il piazzamento lascia il tempo che trova. Alain Menu, arrivato ottavo in Gara 1 ha vinto molto bene, la terza gara in tre anni per lui a Brands Hatch ed ha raddrizzato la giornata per Chevrolet, mentre io sono senza prendere punti sono sceso al decimo posto in campionato, a pari punti con Farfus. Un peccato, perché senza la gomma dechappata le circostanze qui potevano mettermi nella stessa posizione di Alain. Ne riparliamo a Imola o a Monza!
GARA 1
1. Joerg Mueller (BMW 320si) 14 giri in 22′20″925
2. Yvan Muller (Seat Léon TDI) a 6″595
3. Andy Priaulx (BMW 320si) a 6″785
4. Alessandro Zanardi (BMW 320si) a 7″772
5. Tom Coronel (Seat Léon) a 11″496
6. Felix Porteiro (BMW 320si) a 14″623
7. Gabriele Tarquini (Seat Léon TDI) a 16″281
8. Alain Menu (Chevrolet Lacetti) a 16″325
9. Jordi Gené (Seat Léon TDI) a 16″518
10.James Thompson (Honda Accord) a 17″131
11.Rickard Rydell (Seat Léon TDI) a 17″497
12.Stefano D’Aste (BMW 320si) a 17″973
13.Sergio Hérnandez (BMW 320si) a 18″695
14.Pierre-Yves Corthals (Seat Léon) a 19″400
15.Kristian Poulson (BMW 320si) a 20″432
16.Tiago Monteiro (Seat Léon TDI) a 22″604
17.Franz Engstler (BMW 320si) a 26″748
18.Ibrahim Okyay (BMW 320si) a 50″860
19.Viktor Shapovalov (Lada 110) a 58″710
20.Lourenço Beirao (Seat Léon) a 1′11″186
21.Rob Huff (Chevrolet Lacetti) a 1′12″659
22.Aytac Biter (BMW 320si) a 1′13″271
23.Nicola Larini (Chevrolet Lacetti) a 1 giro
24.Robert Dahlgren (Volvo C30) a 4 giri
GARA 2
1. Alain Menu (Chevrolet Lacetti) 16 giri in 30′05″069
2. Felix Porteiro (BMW 320si) a 1″055
3. Alessandro Zanardi (BMW 320si) a 1″379
4. Joerg Mueller (BMW 320si) a 2″172
5. Gabriele Tarquini (Seat Léon TDI) a 8″087
6. Augusto Farfus (BMW 320si) a 8″265
7. Stefano D’Aste (BMW 320si) a 10″663
8. Sergio Hérnandez (BMW 320si) a 13″282
9. Rickard Rydell (Seat Léon TDI) a 14″971
10.Rob Huff (Chevrolet Lacetti) a 15″399
11.Yvan Muller (Seat Léon TDI) a 16″457
12.Nicola Larini (Chevrolet Lacetti) a 17″747
13.Franz Engstler (BMW 320si) a 18″338
14.James Thompson (Honda Accord) a 19″542
15.Tiago Monteiro (Seat Léon TDI) a 21″685
16.Pierre-Yves Corthals (Seat Léon) a 22″182
17.Kristian Poulsen (BMW 320si) a 28″158
18.Jaap van Lagen (Lada 110) a 30″634
19.Lourenço Beirao (Seat Léon) a 38″522
20.Viktor Shapovalov (Lada 110) a 41″323
21.Aytac Biter (BMW 320si) a 1′03″518
22.Tom Coronel (Seat Léon) a 1 giro
Tag: Brands Hatch, Chevrolet, Larini, WTCC